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Rassegna stampa / Articoli 2011 / Intervista a Frida Cesaretto

Oggi vi proponiamo l’intervista della signora Frida Cesaretto di Pontecchio, studentessa al secondo anno della nostra scuola.

D: Cosa ti ha spinto ad iscriverti alla SDFT?

Avevo bisogno di maggiore conoscenza per capire, motivare e testimoniare la mia fede, perché non riuscivo a mettere in pratica il versetto della lettera di Pietro “ Siate sempre pronti a rispondere a quelli che vi chiedono spiegazioni della speranza che è in voi”, e quando le persone mi chiedevano io non sapevo come spiegare l’Amore di Dio che sentivo. Poi frequentando ho capito che non lo si può spiegare, ma solo viverlo e testimoniarlo.

D: Avevi delle aspettative?

A livello didattico avevo aspettative alte perché sapevo che la scuola era frequentata da persone motivate, e devo dire che le mie aspettative sono state ampiamente soddisfatte.

Quello che non mi sarei mai aspettata e che mi ha profondamente colpito è stato vedere come un gruppo così disomogeneo, potesse arrivare ad una così profonda condivisione; tutti quanti cercano di crescere, di arricchirsi spiritualmente e di conoscersi profondamente, c’è un clima di accettazione e di convivialità, che favorisce il piacere dello stare insieme.

Si condividono “cum-passionevolmente” le esperienze degli altri, senza giudicare.

Anche i professori mi hanno sorpresa. Non avevo nessun dubbio sulla loro preparazione, ma sono rimasta stupita dal loro modo di insegnare, dall’entusiasmo e dalla gioia che mettono nel donarti la loro conoscenza, nel darti quegli strumenti che aumentano la tua consapevolezza. Più che come insegnanti, li ho percepiti come delle guide.

D: Pensi che la scuola  sia difficile?

È una scuola e come tale non può abbassarsi al tuo livello, sei tu che devi fare lo sforzo di crescere. È un po’ difficile ma non impossibile. La si affronta ognuno con i suoi tempi e con i propri mezzi

D: E degli esami che ne pensi?

Gli esami sono importantissimi sia per rendersi conto di quanto si è appreso, sia perché diventano un  momento di confronto con l’insegnante, che aiuta a crescere.

Alcuni dei miei compagni di classe, ad esempio, dopo aver fatto quasi tutto il percorso senza sostenere esami, si sono accorti che la loro preparazione era lacunosa e sono tornati ad iscriversi proprio per colmarla con gli esami. L’atteggiamento dei professori, comunque, è sempre rispettoso della condizione culturale e sociale della persona.

D: Cambieresti qualcosa al percorso formativo?

No, credo che, così com’è strutturato, il triennio sia sufficientemente esaustivo. Però, per chi ha finito, aggiungerei dei percorsi formativi per continuare l’approfondimento di alcune tematiche.

 

 

Articolo degli studenti della SDFT

Pubblicato su “La Settimana” dell’8 ottobre 2011