Archivio

Appuntamenti

« Maggio 2017 »
Dom Lun Mar Mer Gio Ven Sab
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30 31

News

news 1 di 1

Nell'Area Riservata

abbiamo pubblicato

le date degli esami


Rassegna stampa / Articoli 2010 / Relazione degli studenti della SDFT

Dopo aver presentato nei precedenti numeri della Settimana (vedi n° 15 e successivi de La Settimana ) i lavori svolti dai vari relatori che hanno partecipato al convegno Quale laico oggi, promosso dalla SFT diocesana, oggi vi proponiamo la relazione sul tema: L’esperienza della frequenza della Scuola Diocesana di Formazione Teologica nel vivere quotidiano del laico cristiano nella polis, presentata dal gruppo di studenti promotore dell’incontro di studio. Per il gruppo la riflessione è stata letta dal sig. Marino Bellini, studente del terzo anno.

            “Esigenze diverse hanno mosso ognuno di noi a frequentarela Scuoladi Formazione Teologica, la base comune era la consapevolezza che la nostra fede necessitava (e necessita) di un percorso formativo che la facesse maturare.

La scuola ha favorito il confronto tra le diverse esperienze e culture dei frequentanti e ha posto le basi per l’applicazione fattiva, da parte di tutti, di quei valori cristiani ed etici che devono essere testimoniati ogni giorno, qualsiasi sia il contesto in cui il laico è chiamato ad operare: famiglia, ambiente di lavoro, comunità parrocchiale, volontariato sociale, partecipazione politica.

L’apprendimento in maniera organica e sistematica delle nozioni teologiche e la corretta interpretazione delle Scritture sono da considerarsi elementi fondamentali per manifestare una maggiore identità di cristiano nella vita quotidiana. Il laico cristiano deve mettere in atto un comportamento ed una corretta disposizione alle relazioni con il prossimo che testimonino in modo evidente la sua appartenenza al popolo di Dio, in funzione di un orientamento al bene ed alla giustizia.

L’abbandono di posizioni radicali ed auto celebrative è la strada giusta per ritrovare e mantenere ferma l’identità di laico cristiano (forse oggi un po’ dimenticata o persa) che deve essere “autenticamente caritatevole”, finalizzata alla continua ricerca del bene e della giustizia attraverso la quotidiana testimonianza della fede in Gesù Cristo.

Ogni cristiano è convocato non solo a parlare con Dio nella preghiera bensì a parlare di Dio, cioè a trasmettere in modo fedele la propria fede agli altri.

Per parlare con Dio e di Dio bisogna cercarlo oltre dove lo si sia già conosciuto ed incontrato.

La Scuola di Formazione Teologica è occasione e provocazione per filtrare la propria religiosità, per rendere più viva e consapevole la propria fede. E' il luogo dove non solo ci si accosta al mistero e alla grandezza di Dio ma dove si può anche cominciare ad esplorare l'uomo attraverso il suo percorso di fede e di teologia. In questo spazio di confronto, indipendentemente dal punto di partenza personale, si comprende che ogni vera ricerca di Dio esige un cammino costellato di varianti inimmaginabili. Dio non si raggiunge con schemi fissi, l'incontro con Dio rivela all'uomo identità ignorate.

Il vissuto formativo della scuola teologica ha richiamato in noi l’esigenza, la necessità di riproporre la questione della trasmissione della fede nella nostra epoca anche attraverso laici formati che possano dare un contributo al discorso su Dio testimoniandolo ogni giorno. Tale testimonianza si concretizza nell’incontro con l'uomo nelle sue espressioni di vita concreta, dialogando con linguaggio religioso, non astratto ed emotivo, ma con un lessico suggerito dai testi biblici, con riferimento alla tradizione patristica, con una riflessione pacata e consapevole e secondo una suggestività liturgica. In questo modo i laici cristiani potranno essere testimoni di fede e farsi carico di problemi nel dibattito con la cultura contemporanea che tende a sopprimere tutto ciò che riguarda Dio e la sua relazione spirituale e divina con l'uomo. Questo senza doversi privare delle proprie convinzioni religiose e senza prescindere dagli insegnamenti del magistero, dimostrando con argomenti razionali la rilevanza delle loro convinzioni per un’etica pubblica condivisibile anche da chi non è credente.

Benedetto XVI nella Deus caritas est  dice che «la formazione di strutture giuste non è immediatamente compito della Chiesa, ma appartiene alla sfera della politica, cioè all’ambito della ragione auto responsabile. Il compito immediato di operare per un giusto ordine nella società è invece proprio dei fedeli laici. Come cittadini dello Stato, essi sono chiamati a partecipare in prima persona alla vita pubblica, rispettandone la legittima autonomia e cooperando con gli altri cittadini secondo le rispettive competenze e sotto la propria responsabilità» (n. 29).

Bisogna però convenire che nelle nostre parrocchie e nei gruppi associativi spesso manca quasi del tutto quella formazione razionale che educhi i laici a interpretare la loro fede in coscienti prese di posizione a livello politico e sociale. All’interno dell’«ecclesia» è fiacca e talvolta assente una sincera partecipazione che metta in luce le possibili diversità dei punti di vista su questioni decisive a livello di fede, di costumi, di scelte sociali e politiche.

           Sarebbe auspicabile, nella Chiesa, un dialogo, un confronto profondo e vero tra i cristiani, nella libertà e nell’accoglienza reciproca. In questo nostro tempo invece il dibattito è quasi sopito, i fiati sembrano tutti omogenei, somiglianti. La questione, riguarda tutti, vescovi, presbiteri, laici.

E. Bianchi sottolinea che: “La mancanza di una opinione pubblica nella Chiesa, è particolarmente seria per quella parte del popolo di Dio che per farsi udire non ha la possibilità di fare omelie o lettere pastorali, o di fare appello in ogni caso ad un ruolo per manifestare il proprio pensiero”.

La dott.ssa P. Bignardi, nel secondo incontro organizzato dall’Associazione Edith Stein, metteva in risalto la possibilità di dare ai laici la parola nella comunità e non in luoghi appartati, riservati ai laici, ma in luoghi ecclesiali, di tutti.

A preoccupare in questa nostra epoca non è l’asserita mancanza di Dio, ma prima di tutto, tragicamente, il fatto che è l'uomo  ad essere assente. 

L’esperienza della SFT deve sempre più stimolare - in ogni laico consapevole - l’applicazione costante di principi cristiani, secondo quanto san Paolo stesso predicava: la forza non risiede nel portatore del messaggio insegnato da Gesù ma sta proprio nell’essenza del messaggio stesso. Quanto più si fa circolare, nei fatti, il messaggio cristiano, tanto più si attua e si testimonia la fede in Cristo. Non sono necessari comportamenti eclatanti o identificazioni in particolari movimenti, soprattutto dove si manifestano chiusura e fanatismo, che precludono ogni possibilità di ascolto e comprensione degli altri.

Tutti si è chiamati responsabilmente ad operare nella vita quotidiana con semplicità d’animo: aiutare un conoscente a compilare un modulo, compiere il proprio lavoro con serietà ed onestà mentale, dialogare in famiglia, ispirare l’educazione dei figli a valori di un’etica condivisa, assumere e manifestare posizioni coerenti e motivate riguardo ai problemi sociali, sono comportamenti che da soli valgono e dimostrano l’essere un laico cristiano oggi.

Chi frequenta la scuola, a volte, arriva a porre e porsi domande profonde e personali alle quali la scuola stessa non può e non deve dare risposte definite, certe.

Il ruolo della scuola non è quello di aggiungere o togliere qualcosa alla fede personale (che non è né un’opera né un’adesione intellettuale, ma è e rimane un dono da accogliere) ma offrire strumenti affinché ogni credente si riappropri dell’identità di cristiano, oggi un po’ sopita, e faccia da sprone ad attuare nei fatti una “fede ragionata” orientata verso l’avvenire e saldata all’invisibile che superi quel dogmatismo e quelle forme di religiosità popolare (che in alcune pratiche rasentano la superstizione) che, seppur mosse da (forse) oggettivi bisogni di spiritualità, distolgono lo sguardo dall’unico vero Santo. L’obiettivo cui tendere, l’ideale cui conformarsi, è e deve rimanere Gesù Cristo. Pur con tutti i nostri limiti, far teologia diventa anche un momento rilevante di riscoperta dell'uomo nel quale scorgere come Dio va progettando e chiamando ogni essere umano.

Ecco perché ci auguriamo di poter condividere questa nostra esperienza cercando di costruire un dialogo con le parrocchie della diocesi e con tutti i cristiani.

L’esperienza della scuola, proprio perché coinvolgente e ricca di spunti per una crescita personale, apre una nuova questione: la necessità di approfondire, di dare maggiore sviluppo a considerazioni e conclusioni già raggiunte, con l’eventuale messa in discussione delle stesse, sempre con il fine di dare attuazione nella vita di quanto appreso e discusso.

E’ auspicabile, dunque, che nell’ambito della SDFT si possano affiancare ai corsi ordinari attività di approfondimento di specifici temi culturali, sociali e teologici, mutando il ruolo della scuola da agenzia formativa ad una vera e propria fabbrica del pensiero cristiano che contribuisca alla crescita di ognuno, alla libera circolazione e al libero confronto delle idee per una più responsabile e consapevole presenza di tutti i cristiani (siano essi laici, ordinati e consacrati) nella Chiesa e nella società. 

 

Articolo degli studenti della SDFT

Pubblicato su “La Settimana” del 20 giugno 2010