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Rassegna stampa / Articoli 2010 / Intervento prof. Mauro Prando al forum

Vi proponiamo in maniera molto sintetica alcuni passaggi tratti dall’intervento fatto dal prof. M. Prando al Forum delle SDFT del Triveneto sul tema: Le SDFT per una identità in dialogo:quale pedagogia di dialogo interreligioso e interculturale.

“ Il cambiamento è la cifra del nostro tempo, a livello politico, culturale, sociale., che nasce dalla crescente migrazione di persone (migrazione di poveri ma anche di cervelli), di beni,

di tecnica, di popoli che hanno raggiunto l’indipendenza nei decenni scorsi e che iniziano a chiedere giustizia. Questo interagire del mondo è un terreno dal quale può svilupparsi un incontro culturale, o uno scontro durissimo. La nostra società secolarizzata non può non fare i conti con un crescente ruolo sociale, mediatico e politico della religione. Ci si è resi conto che un’impostazione solo scientifica non risponde a tutte le domande dell’uomo: c’è una dimensione oltre.

Il rischio è quello tra un’ omogeneizzazione culturale, una globalizzazione che rischia di appiattire tutto, di imporre un’unica cultura (è una nuova forma di colonialismo) e dall’altra parte un emergere delle differenze che porta ai localismi, alle leghe di turno, all’esasperazione nell’esaltare le differenze, che causano tensioni pericolose.

L’uomo post-moderno rivaluta la religiosità, ma come? Oggi c’è un ricco mercato del sacro e gli atteggiamenti più diffusi sono il sincretismo, l’eclettismo, i fondamentalismi vari, la credenza senza appartenenza. Qualcuno ha detto che siamo in un’epoca incline alla credulità, ma non è di moda pensarla, la fede.

Tutto questo cambiamento ci costringe a ripensare l’educazione; il dialogo interreligioso non può più essere un argomento esclusivamente ecclesiale, o di alcuni esperti, ma, a partire dal coinvolgimento di tutta la pastorale deve acquisire una profonda valenza interculturale perché riguarda la costituzione della società civile.

Per noi cristiani il dialogo non deve essere solo uno strumento, una strategia: in ballo c’è una nuova ri-espressione del messaggio evangelico. Dobbiamo ripensare le modalità di relazione tra diversi, la riscoperta del valore dell’altro e della relazione come decisiva per vivere il messaggio cristiano; si tratta di attualizzare uno dei pilastri della nostra fede:la Trinità.

Dice Panikkar “Il dialogo ha bisogno di disciplina intellettuale e di studio spirituale, una vera e propria conversione”. Quindi è una modalità di conversione entrare in questi temi ed entrare soprattutto nelle relazioni di dialogo. Pensiamo, ad esempio, quanto forte sia la domanda di identità europea e il turbamento legato particolarmente alla presenza dell’Islam. In mezzo a tutto questo sconcerto saranno capaci le comunità cristiane di diventare antidoto alle pericolose derive che potrebbero innescarsi col prevalere della paura, dell’incertezza,della confusione?

La comunità cristiana ha in sé i due poli: la dimensione universale e la dimensione locale, entrambe necessarie per essere cattolica fino in fondo. Quindi come cattolici possiamo veramente fare una riflessione e un’azione che possa diventare antidoto nella società.

Credo sia questo quello che ci viene chiesto.

Il grande cambiamento cui ci troviamo di fronte ci fa correre il rischio di un’ accettazione incondizionata, emotiva, passiva della pluralità che può portare ad un pluralismo superficiale, che potremmo anche definire relativismo.

A noi invece interessa  affrontare questa complessità con gli strumenti della razionalità sicuramente, ma soprattutto delle relazioni, perché è lì che riesco ad entrare un po’ nella complessità del vivere, della realtà. La parola chiave è pluralismo, tutto si sta pluralizzando: i mezzi di comunicazione, tante religioni, tante mitologie, tante culture; di fatto prevale il plurale sul singolare. Però non possiamo accontentarci solo di riconoscere che esistono una pluralità  e una pluriformità. Noi dobbiamo riflettere sul pluralismo: c’è un dato di fatto sociologico-religioso (tante religioni, tante realtà), ma la questione, dice Panikkar, è che forse anche a livello di diritto la realtà è così. Il pluralismo ha a che fare con la diversità radicale della realtà e rappresenta il riconoscimento che la diversità fa parte della ricchezza dell’esperienza umana.

Una diversità non solo riconosciuta da una constatazione di fatto della realtà (la realtà umana si sta diversificando), ma è colta nell’esistenza di diritto di diverse ideologie, religioni, culture. Proprio l’impossibilità di comprendere e abbracciare tutte le diversità della realtà pluralista mi spinge al dialogo. La realtà da sempre è complessa, forse oggi viviamo un momento storico in cui siamo nella possibilità di poter fare un passo in avanti nella comprensione di questa complessità della realtà, cogliendo questo pluralismo come livello più profondo della bontà del reale. Questo ci porta a capire che nessuno può dire “io esaurisco la realtà, io esaurisco tutta l’umanità”. Ho bisogno dell’altro per riuscire a capire persino me stesso e per riuscire ad entrare nella ricchezza della realtà. La realtà è pluralista, è talmente ricca che io non la posso esaurire, tanto meno la posso comprendere con la ragione. Posso solo starci dentro.

Dice Panikkar “Il pluralismo è una delle esperienze più autentiche che possa fare la coscienza umana perché ci permette di prendere coscienza dell’importanza che riveste l’accettazione della contingenza”, cioè solo nel momento in cui colgo il mio limite sto entrando nella ricchezza della realtà.

Il problema pluralismo è un problema esistenziale, ed in quanto tale scaturisce dalla prassi. Ci stiamo interrogando su un problema che nasce dalla prassi e si risolve nella prassi; però ha bisogno di un momento di riflessione. In quanto prassi, il pluralismo fa vacillare la mente, perché ci si accorge che la realtà è più complessa di noi, c’è qualcosa che va oltre.

Il pluralismo si avverte, ossia diventa problema, solo quando si sente e si soffre la relazionalità, ovvero il dinamismo attuato dalla prassi che si impone. Il problema pluralismo è diventato oggi acuto perché questo dinamismo, che si concretizza nella situazione attuale nella mobilità e nel mescolamento di culture diverse, ci getta gli uni nelle braccia degli altri.

In quanto problema di relazione, il pluralismo è il problema dell'altro da sé, e dunque della differenza.

 

 

Articolo degli studenti della SDFT

Pubblicato su “La Settimana” del 14 Novembre 2010