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Rassegna stampa / Articoli 2011 / I DOMENICA D'AVVENTO

Anche quest’anno, per sottolineare questo tempo forte dell’anno liturgico, vi proporremo le riflessioni di alcuni docenti della nostra scuola di teologia. Brevi meditazioni per comprendere meglio questo periodo liturgico e vivere il Natale con maggiore dignità e profondità.

Per questa prima domenica di Avvento vi proponiamo un pensiero del professore di Teologia Pastorale, don Antonio Chiereghin, della diocesi di Chioggia

Ci ripenso con benevolenza, mista a ingenuità, agli anni in cui, da giovane impegnato, iniziare l’Avvento voleva dire una batteria di buoni propositi e intenzioni serie, sorretti magari da una maggiore intensità nella preghiera personale.

Da preti navigati dagli anni, ora, un po’ per l’età adulta, molto per i carichi di lavoro che si accentuano e finiscono a volte per ingombrare testa  e cuore, il disincanto prende piede, rischiando, nei giorni immediatamente prima di Natale, di finire quasi sommersi, con retro pensieri negativi del tipo: “Speriamo passi presto”.

Eppure anche guardando serenamente in faccia, questi pericoli, il carico di novità potenziale che un nuovo anno (pure quello liturgico, certamente) porta con sé, è troppo prezioso per non fermarsi a considerarlo un attimo. Perché crediamo che nel nostro tempo, si è dipanato il ‘tempo’ del Dio di Gesù Cristo, il ‘kairòs’ di Dio in Gesù Cristo. E la risposta della comunità di coloro che credono in lui, necessariamente ‘si fa tempo’, si dispiega nel tempo. 

In Avvento sono le profezie a ritmare le assemblee liturgiche e la preghiera personale a partire dalla Parola. Coloro che, ispirati da Dio, hanno saputo interpretare le vicende del popolo d’Israele e la vita tout-court nella fede nel Dio fedele all’alleanza, diventano provocazione a scorgere nell’oggi (nel nostro tempo) le tracce del Dio che viene incontro. Senza timore di trovarsi contro la corrente dominante; con la consapevolezza che ‘la dura cervice’ non è solo appannaggio dell’Israele antico, ma pure bagaglio che ci portiamo dietro, noi che abbiamo riconosciuto la salvezza operata da Dio nel Cristo, inaugurata nel mistero dell’Incarnazione, noi che abbiamo scelto di andare dietro al Cristo, di comprendere la vita come cammino verso colui che viene incontro. Perché ‘le cose’ dell’Avvento sono quelle, non ci sono particolari novità da inventare. Semmai è dalla nostra parte, dalla parte delle nostre comunità, che attende di sbocciare una novità, una freschezza nuova, di tendere verso la vita buona del vangelo di cui tanto abbiamo iniziato a parlare in questi anni.

Avvento, allora, è dono prezioso per riandare al senso del tempo. È nel tempo, nel nostro tempo, che noi andiamo ‘verso’ il Signore. Come popolo di Dio, celebriamo una venuta che si è compiuta e che, a sua volta, per noi, diventa cammino incontro a lui, lui che è appunto, nelle parole di un profeta dei nostri giorni, ‘il Dio che viene’ (Carlo Carretto). 

 

Articolo degli studenti della SDFT

Pubblicato su “La Settimana” del 27 Novembre 2011