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ATTENZIONE

l'esame di

TEOLOGIA MORALE II

Prof. don Pier Antonio CASTELLO

di Venerdì 7 aprile 2017

sarà 

dalle ore 16:00 alle ore 17:30


Rassegna stampa / Articoli 2010 / Avvento. ASPETTO PSICOLOGICO DELL'ATTESA - don M. Ferrari

Per questa terza domenica d’Avvento (vedi n. precedenti de La settimana) vi presentiamo la riflessione di don Mario Ferrari  insegnante di “psicologia della religione” nella nostra scuola di Teologia.

Avvento: aspetto psicologico dell’attesa

L’Avvento, come periodo liturgico che riflette sul Dio che diventa “visibile” attraverso una Persona umana, ha un proprio cammino legato alla spiritualità ben consolidata nella storia della Chiesa e nel rinnovamento liturgico.

Da un punto di vista della psicologia della religione, che si occupa della ricerca degli atteggiamenti dell’uomo verso l’Assoluto, il Trascendente che diventa “Persona” assume il carattere di novità, gioia, paura e curiosità per qualcosa di inaspettato o inatteso.

Ogni fase evolutiva, ogni cultura, ogni sensibilità legata al proprio carattere, di fronte a questo fatto assume aspetti diversi:

  • Il fanciullo (età prescolare) attende Gesù come un “mago”, un “eroe”, anche se sa che è il Figlio di Dio, rimane pur sempre una persona con connotati chiaramente umani che può assomigliare ad una persona a lui nota (antropomorfismo).
  • Il bambino (dai 7 anni in poi) attenua la sua veduta dello spirituale legata ad una visione prevalentemente antropomorfica. Già a 12 anni il suo pensiero religioso è puramente spirituale con connotati chiaramente trascendentali.
  • L’adolescente, il giovane e l’adulto percepiscono nettamente ciò che è umano e ciò che è legato alla sfera spirituale.

Se il bambino ama il presepe anche l’adulto lo ama e lo apprezza, l’adulto però non metterà mai personaggi come peluche, dinosauri, ecc, ma farà una ricostruzione “storico-ambientale” del paesaggio biblico o darà una propria interpretazione ad una raffigurazione per lui significativa o simbolica.

L’Avvento è legato quindi alle varie fasce d’ètà biologiche di chi lo vive e di chi si prepara a vivere e capire questo avvenimento come un qualcosa di non solo magico, ma soprattutto storico e salvifico. Con questo anche il fanciullo capisce che Dio è entrato nella sua storia: ma questo è per lui solo un momento di grande festa e gioia.

Per l’adulto l’Avvento, oltre che gioia per il dono di Dio divenuto uno di noi, è un momento di profonda riflessione su un dono che ogni anno deve essere meditato, pregato e accolto.

 

(cfr. R. Vianello, Ricerche psicologiche sulla religiosità infantile, ed. Giunti, 1980, Firenze)

 

Articolo degli studenti della SDFT

Pubblicato su “La Settimana” del 12 dicembre 2010