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Rassegna stampa / Articoli 2012 / INTERVISTA A G. BONATTI

Oggi  proponiamo l’intervista a Giovanni Bonatti, operatore pastorale nella parrocchia di  S. Lorenzo d. m. di  Canalnovo e studente del terzo anno.

D: per prima cosa, raccontaci come sei arrivato alla nostra scuola.

R: La prima ad iscriversi è stata mia moglie e tutte le sere, quando tornava da lezione, mi raccontava cosa aveva imparato e cercava di comunicarmi le sensazioni che viveva. Un po’ alla volta mi rendevo conto che ciò che sapevo era frutto di elaborazioni personali basate su conoscenze molto approssimative, e che molte delle contraddizioni che rilevavo nel mio sguardo sulla Chiesa, derivavano forse dalla mia ignoranza.

Era però impossibile conciliare i miei orari di lavoro con quelli della scuola. Quando la scuola ha cambiato l’orario delle lezioni, mi sono potuto iscrivere.

Certo serve un po’ di organizzazione, e non sempre riesco ad essere presente a tutte le lezioni e a sostenere tutti gli esami previsti. Questo però non costituisce un problema grazie alla disponibilità dei docenti  e del direttore stesso, che danno la possibilità di diluire lo studio secondo i tempi e le esigenze di ognuno.

D: sei al terzo anno, cosa ti sta dando quest’esperienza?

R: Tante cose.

Sicuramente sto trovando un equilibrio tra il mio sentire ed il mio pensare riguardo alla Fede: ciò che sento non è frutto di suggestioni, ma ha una credibile base e conferma nelle Scritture e nella Tradizione.

Poi, approfondire la conoscenza dei fondamenti del mio credere, mi consente di correggere alcune mie convinzioni e di indirizzare meglio la mia ricerca personale. Questo ha riflessi sulla mia vita di cristiano adulto, che si deve confrontare con i problemi di tutti i giorni, per i quali non è più sufficiente una formazione ricevuta da bambino.

Un’ altra cosa che mi piace è la possibilità di parlare della Fede con altre persone con naturalezza e libertà, senza temere di essere frainteso o, peggio, giudicato, con l’ opportunità di comprendere meglio se stessi ed eventualmente correggersi.

A tutto questo si aggiunge il clima accogliente e gioioso che si respira nella scuola, che fa sì che si annullino le differenze di età, di esperienza  scolastica e mentalità, per lasciar spazio alla relazione umana ed al piacere di stare insieme.

Per me rappresenta, in sintesi, un percorso, un’esperienza che toglie la mia fede da una dimensione di ricerca esclusivamente privata, personale, per proiettarla in una dimensione comunitaria di scambio e di crescita reciproci.

 

Articolo degli studenti della SDFT

Pubblicato su “La Settimana” del 20 maggio 2012