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Rassegna stampa / Articoli 2012 / UN PENSIERO

Quanti seguono questa rubrica sanno che è una finestra aperta sulla nostra scuola, per far conoscere ai lettori gli svariati aspetti delle attività che vi si svolgono; ma chi si occupa di questo spazio, e oggi deve scrivere l’articolo, non riesce a non essere coinvolto emotivamente dai fatti appena accaduti a Brindisi e in Emilia Romagna.

L’attentato alla scuola sconvolge le nostre menti perché sono degli innocenti a pagare, dei ragazzi, i nostri figli, il nostro futuro. Un futuro già messo in crisi da tante paure: il lavoro, la violenza, gli stranieri, perdita di valori, corruzione. Ci si sente schiacciati. La paura immobilizza. In ogni uomo ti fa vedere un potenziale nemico e non ci si sente più nemmeno tutelati dalle istituzioni. Così ci si rintana nelle proprie case,  ma anche queste non sembrano più dei porti così sicuri, visto il numero di violenze familiari. E anche quando hai la fortuna di vivere in una buona famiglia, e stai dormendo tranquillo nel tuo letto, il terremoto sgretola le tue ultime certezze, e alla paura si aggiunge l’angoscia, il lutto, la disperazione.

Tutte queste considerazioni non lasciano certo spazio all’ottimismo, alla speranza, all’amore.

 Il pessimismo obnubila la mente e non ti permette di andare oltre, di poter dire “ no, non ci sto”, perché ti fa sentire da solo contro le avversità della vita: un niente. Bisogna fermarsi e meditare su quanto possa essere distruttivo per l’umanità continuare in questo inganno. Dobbiamo ridare umanità al nostro modo di vivere, perché l’uomo è fatto per la relazione, per il dialogo. Non siamo numeri per le statistiche, siamo persone, con dei sentimenti e dei pensieri; ognuno di noi è unico e irripetibile, perciò il suo apporto a questo mondo è speciale. Rallentiamo i ritmi , costruiamo dei ponti con gli altri, ascoltandoci, per costruire una comunità che sia attenta ai bisogni di tutti e sia sempre solidale, non solo quando è travolta dalla suggestione dell’ evento.

Noi cristiani dobbiamo essere i primi perché il Vangelo, oltre che alla preghiera, ci esorta all’azione, a compiere il primo passo, a non allinearci passivamente al corso della storia.

 

Articolo degli studenti della SDFT

Pubblicato su “La Settimana” del 27 maggio 2012