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ATTENZIONE

l'esame di

TEOLOGIA MORALE II

Prof. don Pier Antonio CASTELLO

di Venerdì 7 aprile 2017

sarà 

dalle ore 16:00 alle ore 17:30


Rassegna stampa / Articoli 2012 / La vergine Maria a 50 anni dal concilio

Con la fine degli esami si è concluso anche quest’anno scolastico .

Approfitteremo della pausa estiva, in cui le normali attività della scuola sono ferme, per proporvi la sintesi di uno dei lavori prodotti in occasione della giornata di studio promossa dalla nostra SDFT, in  collaborazione con le Suore Serve di Maria Riparatrici di Rovigo, dal tema:La Vergine Maria a 50 anni dal Concilio: obiettivi raggiunti e promesse per il futuro". Nello  svolgersi  del convegno erano stati sviluppati tre temi : “Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa”, a cura di sr Elena Zecchini smr; “Maria nel magistero conciliare e postconciliare: ripercussioni ecumeniche”, a cura di sr M. Michela Marinello smr; “il Centro mariano: una micro realizzazione per una pietà e pastorale rinnovata”, a cura di sr M. Grazia Comparini smr.

Pur essendo tutti e tre gli argomenti ugualmente importanti ed interessanti, abbiamo scelto di condividere il tema di Maria e dell’ ecumenismo, perché, a nostro avviso, è un aspetto poco conosciuto. Quella che pubblicheremo nel corso delle prossime settimane è solo una sintesi, ma, a chi fosse interessato, ricordiamo che prossimamente tutti i lavori dei relatori, completi di note e bibliografie, saranno a disposizione nel nostro sito internet  www.teologiarovigo.it.

“Maria nel magistero conciliare e postconciliare: ripercussioni ecumeniche”, a cura di sr M. Michela Marinello smr.

Il tema che ora approfondirò è vasto e complesso; lo tratterò attraverso brevi flashes, che non hanno alcuna pretesa di completezza.

La prospettiva da cui parto è quella cattolica, con risonanze a livello ecumenico, soprattutto, evangelico.

La relazione tra Maria e la comunità ecumenica è difficile. Giovanni Paolo II nella sua lettera enciclica sull’impegno ecumenico, Ut unum sint, non nasconde che la riflessione sulla Vergine Maria, Madre di Dio e icona della Chiesa, rappresenta uno dei cinque temi di maggiore dissenso all’interno della comunità ecumenica.

La seguente riflessione si snoda attorno a tre fasi: la prima, le ripercussioni ecumeniche del cap. VIII della Costituzione dogmatica conciliare, Lumen Gentium; la seconda, la mariologia postconciliare tra crisi e risveglio con l’esame di alcuni documenti mariani dei pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II e relative reazioni dell’evangelismo italiano (anni 1970-1990). La terza, un accenno ai tre principali documenti del dialogo mariologico interconfessionale di quest’ultimo ventennio.

La questione mariana in Concilio

Già in apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II un’esigenza molto sentita era quella di ripensare la figura di Maria all’interno della totalità del mistero cristiano, cioè nel contesto della fede trinitaria: in relazione al disegno del Padre, alla missione del Figlio, all’azione dello Spirito Santo, alla Chiesa, all’uomo, alla storia, alle realtà future. Di fatto, nel Vat. II la rielaborazione della dottrina mariana non è stata cosa facile, poiché in esso si è verificato lo scontro tra due tendenze mariologiche opposte: cristotipica ed ecclesiotipica.

I due termini furono coniati da H. M. Köster in un suo celebre articolo scritto al termine del Congresso mariologico di Lourdes del 1958, assise in cui si manifestò una divisione insanabile tra le due correnti preconciliari. Il motivo del dissidio fu dato fondamentalmente dalla diversa interpretazione della partecipazione di Maria all’opera redentiva e, inoltre, da un modo differente di concepire la stessa mariologia. La corrente cristotipica, vicina al  movimento mariano post-tridentino, si fonda sul principio dell’analogia e dell’associazione di Maria a Cristo: associata a Lui nell’incarnazione, in forza della maternità verginale, e nella redenzione, quale nuova Eva, la Vergine Madre gode, pur nelle debite proporzioni, delle stesse prerogative del Figlio: corredentrice, mediatrice, regina.

Al contrario, la corrente ecclesiotipica, espressione di alcuni movimenti di rinnovamento cattolico di fine ‘800 primi ‘900, vede in Maria il tipo e l’immagine della comunità dei credenti in Cristo: infatti, tutto quello che Dio ha attuato nella Chiesa, è già stato realizzato in lei.

Più precisamente, alle otto redazioni del testo preparatorio De Beata, elaborato a ridosso del Vat. II da vescovi e teologi simpatizzanti della linea cristotipica, nelle varie sessioni conciliari si susseguono altre otto redazioni di un nuovo testo, il Capitolo VIII della Lumen Gentium, che risente, invece, dellalinea ecclesiotipica, la quale ha avuto la meglio in Concilio.

Nonostante incomprensioni e fatiche, i padri conciliari hanno sempre tentato la via della ricomposizione, resa evidente il 21 novembre 1964 nell’ultima votazione con un’approvazione quasi unanime del testo: 2096 sì e 23 no. La questione mariana si risolve, quindi, con una sorta di compromesso che, alla fine, privilegia l’aspetto ecclesiologico su quello cristologico, ricomponendo il movimento mariano pre-conciliare con quelli biblico, patristico, liturgico, antropologico ed ecumenico. In una catechesi sul Credo del 1998, Giovanni Paolo II affermerà che tale scelta del Vat. II fu feconda e provvidenziale e, inoltre, che essa non ha negato la presenza e l’azione di Maria in rapporto a Cristo e alla Chiesa ma, al contrario, l’ha ampiamente riaffermata.

 

Elementi introduttivi al Capitolo VIII della Lumen Gentium (21. 11. 1964)

Il Concilio Vat. II è molto importante nella storia della mariologia cattolica, soprattutto del XX secolo, per la dottrina elaborata nel capitolo VIII della Costituzione dogmatica Lumen Gentium. Nel discorso di chiusura del terzo periodo del Concilio il pontefice Paolo VI, a coronamento della costituzione sulla Chiesa, così si è espresso:  «E’ la prima volta […] che un Concilio ecumenico presenta una sintesi così vasta della dottrina cattolica circa il posto che Maria Santissima occupa nel mistero di Cristo e della Chiesa».

Sottolineando nuovamente i valori del suddetto testo, più tardi, Giovanni Paolo II dirà che esso si può definire «la ‘magna charta’ della mariologia della nostra epoca».

Il cap. VIII della LG si apre con un Prologo o Proemio (nn. 52-54), inserito per collegare il testo mariano con gli altri capitoli della Costituzione dogmatica sulla Chiesa e offrire una chiave ermeneutica dello stesso capitolo VIII: Maria è nel mistero di Cristo e della Chiesa.

A partire da alcune pagine bibliche, la prima parte del capitolo mette in evidenza la relazione tra Maria e il Figlio (nn.55-59), sottolineandolasuafunzione nell’economia storica della salvezza.

Nella parte più dogmatica (nn. 60-65), Maria è posta, invece, in relazione alla Chiesa.

Nel sottolineare che Cristo è l’unico Mediatore, il Concilio afferma anche il salutare influsso di Maria verso gli uomini (n.60), raccomandandolo

Ai nn. 66-67 si parla poi della natura e dei fondamenti del culto mariano. La legittimità e le motivazioni teologiche del culto speciale prestato a Maria, derivano dal fatto che ella è stata glorificata per grazia, essendo la Madre del Figlio di Dio, fatto uomo, e perchè ha preso parte ai suoi misteri salvifici; inoltre, per il culto a lei tributato sin dall’antichità, che trova una conferma biblica nel versetto di Lc 1,48 «tutte le generazioni mi chiameranno beata».

Su questo punto il Concilio esorta, tuttavia, i fedeli ad evitare possibili abusi, lasciandosi illuminare dalle fonti della fede che sono la  Scrittura, i Padri, i dottori, la Liturgia, il Magistero.

I nn. 68-69 presentano Maria quale segno di sicura speranza e di consolazione per il mondo (n.68) ed esortano i fedeli cattolici a pregarla con gioia per l’onore a lei tributato dalle Chiese, invocandola perché si realizzi l’unità del mondo (n. 69).

[…] In questo capitolo - afferma il mariologo servita Salvatore Meo - non troviamo nuove definizioni circa la persona, i privilegi e la missione di Maria. Con esso «si è inteso semplicemente offrire una sintesi teologica della dottrina più sicura intorno alla Vergine Maria approfondita alla luce della Rivelazione,guidata da una sensibilità culturale e religiosa, rispondente ai tempi moderni e riletta nella prospettiva della storia della salvezza, perché la chiesa tutta avesse un quadro perfetto dell’intero mistero di Maria».

Infine, tra gli aspetti mariologici più problematici del capitolo, ricordiamo l’appellativo Maria Mediatrice, che costituisce una sorta di compromesso tra le due correnti conciliari: conservare il titolo mariano, depotenziandone, però, il significato da tecnico-giuridico a spirituale e, Madre della Chiesa, atto personale ufficiale di papa Paolo VI del 21 novembre 1964, che creò sia consensi che dissensi all’interno dell’assise conciliare.

 

Orientamento ecumenico

Il cap. VIII della LG rappresenta sicuramente una svolta, sia dal punto di vista metodologico (Maria è ricollocata nel mistero di Cristo e della Chiesa), sia dal punto di vista criteriologico, perché alla mariologia viene chiesta una direzione di rotta, in obbedienza ad alcuni principi: biblico (LG 55-59), antropologico (LG 3) e pastorale (LG 67). Solo così può acquistare senso il riferirsi a lei come a presenza che intercede per l’unità dei credenti (LG 69).

E’ al Vat. II che ci si dovrà rifare per avere i criteri esatti della nuova ricerca mariologica post-conciliare, la quale dovrà essere più biblica, patristica, teologica, pneumatologica, ecclesiologica, antropologica, ecumenica e pastorale.

Dal punto di vista metodologico è innegabile il cambiamento radicale operato dal testo De Beata. Da un approccio manualistico-deduttivo-magisteriale, che da un primo principio deduceva a mo’ di conclusione tutte le verità mariane, si passa ad un dettato più biblico-patristico, cioè storico-salvifico. Tale prospettiva narrativa appare già dal titolo, che pone «Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa». Con questa scelta si è liberata la Vergine Maria dall’isolamento in cui l’avevano confinata le teologie speculative, in grande voga nel pre-concilio, preoccupate, soprattutto, di accumularne i privilegi e di giungere a conclusioni di tipo sistematico sul suo conto. In questo modo il tema mariano è stato incastonato nel complesso dei dati rivelati, visti nello svolgersi progressivo del disegno divino.

Riguardo al criterio ecumenico, esso coinvolge la comunità cristiana a valutare con verità, carità e lungimiranza i beni comuni, non depauperati dalla ‘divisione’ e insiti nelle altre Chiese (cfr. il ‘Principio della gerarchia delle verità’ contenuto in Unitatis Redintegratio n.11), ritenendo le differenze, succedutesi nel tempo, non come ostacoli, ma come fattori di dialogo e di reciproco arricchimento. Infatti, senza l’unione di tutti i cristiani, non si potrà manifestare pienamente la cattolicità della Chiesa.

In particolare, il Concilio ricorda che l’Oriente celebra con amore il culto (LG 6) e, in tale contesto, loda gli ortodossi bizantini che magnificano con splendidi inni la Vergine Madre del Verbo di Dio incarnato (UR 14-15).

E’ nota, poi, la storica avversione dei Riformati verso la riflessione teologica (autonoma) su Maria e il culto a lei tributato, al di là del pensiero degli stessi fondatori. Il Concilio non dimentica che, nella storia, a motivo della loro particolare concezione della grazia e dell’ecclesiologia, la teologia e il culto mariani sono stati fonti di incomprensioni e reciproche sofferenze, per cui espone con sobrietà e rigore, a volte con qualche timidezza e circospezione, il nuovo canovaccio dottrinale mariano del cattolicesimo (Sacrosanctum Concilium 3, LG 54-69). Per non vanificare lo sforzo di rinnovamento, il Vat. II invita i cattolici ad evitare con ogni cura tutto ciò che può indurre in errore i fratelli e le sorelle di altre chiese o qualunque altra persona, circa la vera dottrina della chiesa sulla Madre di Gesù (LG 67).

Mariologia postconciliare tra crisi e risveglio

Secondo lo studioso Stefano De Fiores, la mariologia postconciliare ha attraversato tre fasi: una elogiativa (dell’entusiasmo), sia in ambito cattolico che ecumenico; una di critica al testo, considerato di compromesso, in cui si evidenziano tre lacune: pneumatologia, teologica e antropologico/culturale. Infine, una terza, di malessere-smarrimento-crisi, le cui cause non sono da attribuire al Concilio in sé, ma ad una lettura superficiale e selettiva e, soprattutto, ad una mancata ricezione del De Beata tra i fedeli.

Un’interpretazione equilibrata di tale crisi la offre il documento servitano Fate quello che vi dirà. Il testo del 208° Capitolo generale dei Servi di Maria parla di disincanto o ostilità intellettuale verso la dottrina su Maria, fino ad una sorta di crisi di rigetto con ricadute in ambito cultuale congregazionale. In questa situazione, il magistero cattolico resta un punto fermo.

Si constata che il cap. VIII della Lumen Gentium non ha avuto gli effetti sperati e immediati in campo ecumenico, al contrario, risposte taglienti, soprattutto, in ambito protestante.

Lo stesso De Fiores sottolinea, inoltre, che un vero trattato di mariologia secondo il metodo teologico in cinque punti, proposto dal documento conciliare Optatam Totius, si avrà solo dal 1992 in avanti.

In questo contesto mi concentro sulla reazione degli evangelici in Italia, soprattutto, a partire da un articolo di Subilia, dai toni polemici, apparso sulla rivista Protestantesimo nell’anno 1965, riguardante l’ecclesiologia del Vaticano II, accusata di ecclesiolatria e di mariolatria. Tuttavia, per l’autore un merito dell’assise cattolica è quella di aver sollevato il problema di fondo: Maria si trova al crocevia di molte problematiche ecumeniche.

In seguito, altre critiche protestanti ci furono a seguito di due pronunciamenti di Paolo VI, il primo, nel 1967, a Fatima, sulla devozione mariana e, il secondo, il 24 aprile 1970, presso il santuario di Bonaria (Cagliari), sulla legittimità del culto mariano.

La Marialis Cultus di Paolo VI (1974); la Redemptoris Mater di Giovanni Paolo II (1987); l’Anno Mariano ( giugno 1987-agosto 1988).

Orientamenti e ripercussioni ecumeniche

Riguardo al nostro tema, l’Esortazione Apostolica Marialis Cultus di Paolo VI sul culto mariano presenta tre Note: trinitaria, cristologia ed ecclesiologica e quattro Orientamenti: biblico, liturgico, ecumenico e antropologico. Ma anche questa volta la risposta evangelica al pronunciamento papale è negativa: «No, non possiamo»! In altre parole, vi è il rifiuto del suddetto documento, di ogni  risveglio mariologico e culto mariano, per accogliere solo la ‘Maria dei Vangeli.’

Nel frattempo, in ambito protestante si continua con spirito critico l’approfondimento della ‘Maria del Nuovo Testamento,’ attraverso alcuni incontri ravvicinati tra le due parti.

Ricordiamo, soprattutto, due eventi di grazia: il primo, l’incontro avvenuto presso la Facoltà Valdesecon tutte le Facoltà protestanti dei paesi di lingua latina(Roma 3-4 settembre 1981), su La teologia di fronte agli studi mariologici e alla pietà mariana, con la partecipazione del cattolico Salvatore Meo (osm) della Facoltà Teologica ‘Marianum’,l’evangelico Jean-PaulGabus di Bruxelles e la prof.ssa Ida Magli, antropologa laica dell’università di Roma. Il secondo, la Prolusione di Renzo Bertalotpresso il ‘Marianum’ di Roma, ripresa poi nel testo del Segretariato Attività Ecumeniche (SAE): Maria nella comunità ecumenica (1982), che raccoglie alcuni dibattici biblici su Maria.

Il risultato dei due incontri é stato quello di aver chiarito meglio la via comune da seguire: ‘cosa dialogare su Maria’ e lo spirito da avere tra evangelici e cattolici, cioè l’essere discepoli gli uni degli altri.

Nel frattempo, negli anni 1980-‘87, la teologia cattolica continua ad approfondire la figura della Madre del Signore attraverso varie iniziative mariologico-ecumeniche, tra cui il Nuovo Dizionario di Mariologia al quale, però, seguono nuove critiche evangeliche, che raggiungeranno il loro apice con l’indizione dell’Anno Mariano e la promulgazione dell’enciclica Redemptoris Mater da parte del Pontefice Giovanni Paolo II. A partire da questi due eventi, in Italia il dialogo cattolico-protestante su Maria rischierà di interrompersi.

Circa l’enciclica Redemptoris Mater, ai nn. 25-33 essa presenta un articolato discorso ecumenico sulla figura di Maria, inoltre, riprende e approfondisce la sua mediazione materna, a partire dagli orientamenti conciliari: mediazione partecipata, in Cristo, cioè dipendente da Lui.

La reazione protestante all’enciclica è feroce: si accusa il papa Giovanni Paolo II di protagonismo mariano. Inoltre, l’Anno mariano viene definito anti-protestante, fino all’ipotesi di moratoria, cioè di sospensione del dialogo con i cattolici. In realtà, gli evangelici italiani, ad esempio, delle valli piemontesi, continuano il dialogo con i cattolici attraverso alcune lettere con richiesta di chiarimenti e, nel 1987, si preannunzia un convegno su Maria e sulle interpretazioni che di lei sono state date a livello storico, per spiegare il no protestante al culto e al dogma mariani.

Nel 1988, il Convegno della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI) dal tema: Maria nostra sorella: le Chiese evangeliche di fronte al rilancio della mariologia, diventa un’occasione ecumenica di dialogo aperto e schietto, soprattutto, perché incentiva lo studio sulla Maria biblica e approfondisce quello sulla Maria del culto, del dogma, dei titoli, della pietà popolare, che costituiscono l’area del dissenso.

La risposta cattolica al documento “Maria nostra sorella.” Il vivace dibattito mariologico italiano degli  anni ’80/ inizio anni’90. I documenti mariani a livello interconfessionale ( 1990-2004).

La risposta cattolica al documento dell’evangelismo italiano, Maria nostra sorella: le Chiese evangeliche di fronte al rilancio della mariologia, non tarda a venire. Essa si pone su tre piani: pastorale, cultuale e dottrinale.

Dal punto di vista pastorale, sono importanti due fatti. Il primo, a carattere diocesano, da una lettera degli evangelici piemontesi della Val di Pellice nel 1987 nasce un carteggio tra il vescovo di Pinerolo, Pietro Giachetti, e la Commissione diocesana per l’Ecumenismo e il dialogo e la Chiesa evangelica valdese di Pinerolo sulla mariologia in chiave ecumenica.

Il secondo, un Convegno cattolico, molto rivelante a livello nazionale, promosso nel 1988 dal Segretariato Attività Ecumeniche e dalla Conferenza Episcopale Italiana, in risposta alle domande degli evangelici, dal tema: Maria nel dialogo e nella pastorale ecumenica, in cui spicca, soprattutto, la relazione del teologo cattolico M. Polastro.

Dal punto di vista cultuale, alla domanda di una maggiore sobrietà dal punto di vista mariano, si risponde sottolineando che esistono divergenze sul culto rivolto a Maria e convergenze, invece, sul culto con e come Maria; inoltre, si raccoglie consenso sul fatto che ‘Maria prega per noi’.

Da ultimo, in ambito dottrinale, più precisamente sulla questione dell’Immacolata Concezione di Maria, abbiamo due voci a confronto: il padre gesuita Vincenzo Caporale e il pastore evangelico Paolo Ricca. La risposta del pastore, Un dialogo amichevole ma difficile, non tarda a venire: il dialogo resta difficile, ma non è impossibile. 

In Italia, negli anni ‘90 si assiste ad una stasi. In ambito evangelico continua la riflessione con tre testimonianze di un certo rilievo: il 27 ottobre 1993, la Prolusione dello stesso Ricca alla Facoltà ‘Marianum’ di Roma, le Sei tesine sul dialogo e Maria del pastore Renzo Bertalot e il Sinodo delle Chiese valdesi e metodiste del 1998 su Ecumenismo e dialogo interreligioso che riprende, in un paragrafo, il Convegno Maria nostra sorella del 1988. La conclusione di tutto è che il dialogo rappresenta la piattaforma comune della mariologia.

Allargando lo sguardo sulla comunità ecumenica internazionale, gli anni 1990-2004 si caratterizzano per alcuni importanti documenti mariani a livello interconfessionale, frutto di commissioni miste bilaterali. Li presentiamo brevemente, in ordine cronologico.

Il primo dialogo, L’unico Mediatore, i santi e Maria. Dichiarazione comune e riflessioni, è del 1990. Si tratta di un testo ufficiale, a livello locale tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa luterana degli Stati Uniti d’America (USA), di un documento coraggioso e di grande rilievo, che affronta il problema spinoso del culto, dell’invocazione e, quindi, della mediazione dei Santi e di Maria, in rapporto a Gesù, unico mediatore di salvezza. E’ un ‘consenso differenziato’ importante che, a partire dal principio della giustificazione per fede, indica Maria come ‘prima dei giustificati’ e membro della comunione dei santi.

     Il secondo dialogo del 1998, non ufficiale e localizzato in Francia, porta il titolo di Maria nel disegno di Dio e nella comunione dei santi. E’ il risultato di un gruppo di quaranta teologi (venti cattolici e venti evangelici luterani e riformati) che dal 1991 al 1997 si sono incontrati regolarmente nell’Abbazia di Dombes. Per alcuni studiosi si tratta del primo e vero abbozzo di ‘mariologia ecumenica’.

Il terzo documento del 2004 è a livello internazionale ed ha carattere ufficiale. Si tratta del dialogo tra la Chiesa cattolica e la Comunione anglicana, Maria grazia e speranza in Cristo, conosciuto anche come Dichiarazione di Seattle. Testo di alto profilo, anche se non autoritativo; è un accordo che fa progredire il dialogo sul ruolo di Maria nella vita e nella dottrina della Chiesa. E’ il primo siglato su questo tema nell’ambito di dialoghi bilaterali, in cui è impegnata la Chiesa cattolica romana. Costituisce il punto di approdo di un lungo cammino di dialogo e confronto tra le due parti sulla figura della Vergine Madre - di cui si cerca di cogliere il posto nell’economia della speranza e della grazia - a partire da un’ermeneutica biblica condivisa, in vista di un linguaggio mariano comune.

Brevi considerazioni conclusive

Oggi sulla figura di Maria vi è una piattaforma comune, di consenso: la Maria biblica, della fede. Alcuni passi sulla Maria del culto e del dogma sono stati fatti, ma molta strada è da compiere. In particolare, a livello ecumenico, resta in gran parte da approfondire la sua funzione di ‘cooperatrice’ all’opera della salvezza del Figlio, il suo ruolo materno nei confronti dei credenti nel Cristo.

Occorrerebbe, poi, considerare le differenze reciproche anche sulla figura di Maria, come risorsa e ricchezza, non solo come ostacolo e problema. A tale proposito, la formula del consenso differenziato, adottato da alcuni documenti interconfessionali, già citati, risponde a questo invito e speranza.

Un problema particolarmente sentito in ambito ecumenico resta quello della ricezione dei documenti cattolici ed ecumenici mariani nelle varie Chiese e anche tra gli stessi fedeli cattolici e non. Infatti, la domanda a che punto è la ricezione?, resta sovente senza risposta.

Da ultimo, una considerazione a livello generale. Il dialogo teologico tra le Chiese sta vivendo un tempo difficile, faticoso. A mio avviso, le principali sfide per uscire da tale situazione di crisi, o meglio di stallo, sono: l’ecumenismo spirituale e della vita, cioè l’incontro reale con l’altro, confermato dalle stesse Assemblee generali del CEC (Consiglio Ecumenico delle Chiese) di questi ultimi anni; l’impegno congiunto dei cristiani a ridare un orizzonte di senso, di speranza all’umanità contemporanea, nonché, un urgente e sempre più necessario dialogo con altre fedi e con i non credenti, per rendere più giusto, pacifico e fraterno il nostro pianeta.

 

Articolo degli studenti della SDFT

Pubblicato su “La Settimana” dal  24  giugno al  26 agosto 2012