Archivio

Appuntamenti

« Maggio 2017 »
Dom Lun Mar Mer Gio Ven Sab
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30 31

News

news 1 di 2

Nell'Area Riservata

abbiamo pubblicato

le date degli esami


news 2 di 2

Nella Bacheca

nuova iniziativa

Apostolato

Biblico

Diocesano


Rassegna stampa / Articoli 2009 / Intervista a don Damiano Furini

NOTIZIE DALLA SCUOLA DI TEOLOGIA

 

Per soddisfare la nostra curiosità di studenti siamo andati a intervistare il direttore della nostra scuola, don Damiano Furini, che, come sempre, si è dimostrato una persona estremamente disponibile.

            È la prima volta che i corsi sono strutturati così?

La scuola è nata con una struttura triennale. In seguito, a causa dell’ assottigliarsi delle presenze, si faceva un anno alla volta, in maniera circolare. Il volume di ore, 360 nel triennio, 120 per anno, rispecchia la vocazione iniziale. In accordo con le altre scuole del Triveneto, sono state aggiunte le esperienze laboratoriali e seminariali al 2° e 3° anno, perché ci siamo accorti che era faticoso per uno studente chiudere il percorso scolastico con l’elaborazione di una tesi. Per molti diventava preclusiva nell’acquisizione del titolo. Penso che, a fronte dei 18 esami sostenuti e dei seminari che vanno a sostituire la tesi finale, il percorso possa ritenersi compiuto.

            Come vengono scelti i docenti?

Posto l’impianto teologico della scuola nei vari anni, il grosso problema è quello di vedere quale personale, qualificato e titolato, possiamo avere per lo sviluppo dei corsi stessi. Fra l’altro, l’essere patrocinati dalla Facoltà Teologica del Triveneto, ci obbliga ad avere docenti qualificati. Tutti i docenti devono avere almeno il titolo Licenza Teologica o di laurea civile, qualora le materie non siano di natura teologica. I nostri docenti hanno tutti un livello di qualificazione adeguato per questo tipo di scuola diocesana. La cosa difficile è reperire le disponibilità, specialmente dei sacerdoti che sono oberati da molti impegni di carattere pastorale. Per fortuna abbiamo delle colonne storiche, come don Lino Sacchetto, don Oddone Marzolla, don  Luciano Masiero, don Pierantonio Castello, don Torfino Pasqualin, che accompagnano la scuola fin dall’origine. Per altre materie siamo dovuti ricorrere a presenze esterne alla diocesi.

            Nota un cambiamento negli studenti di oggi rispetto al passato?

Oggi la frequenza è prevalentemente di laici, con un tipo di motivazione certamente diversa. C’è  chi intende approfondire le ragioni del credere; chi si interroga sulla ragionevolezza della propria vita di fede; chi vuole impegnarsi nel servizio con una consapevolezza maggiore, per non essere solo un esecutore dei servizi richiesti dalla parrocchia, per essere in grado di pensare in maniera strutturata e progettata l’azione pastorale, come collaboratore diretto del parroco. C’è anche chi frequenta per cultura personale.

            Cosa l’ha delusa in questi anni?

Non parlerei di delusione ma di fatica. Girando per le parrocchie vedo molti laici che si dedicano con tanta generosità ed impegno alla vita pastorale, ma non sanno, non arriva loro la percezione che esiste anche uno strumento che ha questa finalità particolare. La fatica sta nel far sapere a questi laici che esistela scuola. Sitende sempre a preferire una preparazione finalizzata alle esigenze contingenti della pastorale.

            Come si potrebbe risolvere questo problema?

Dovrebbe essere il parroco a promuovere questa proposta formativa nella parrocchia e ad inviare qualcuno alla scuola, in modo che quando finisce il percorso, possa aiutare il parroco stesso a pensare una pastorale nuova. É un investimento che la parrocchia fa per il suo futuro. Ora tutto è lasciato a scelte individuali. Inoltre, bisogna che progressivamente  si crei un circuito virtuoso per cui, il laico che collabora in parrocchia e frequenta la scuola, sia supportato, inviato e riconosciuto dalla parrocchia e dal parroco stesso. Questo farebbe sì che, all’uscita dalla scuola, non ci sia più il problema  dell’accreditarsi rispetto alla parrocchia stessa, ma a monte dell’invio, ci dovrebbe essere un ritorno, un rientro, una valorizzazione automatica. Il livello sul quale si colloca lo studente della SFT è quello di essere e diventare formatore di formatori, cioè uno che aiuta la formazione nei vari livelli a cui è necessaria nell’azione della pastorale stessa. Oppure è in grado di sapere a quali fonti attingere, qualora ci siano bisogni specifici nei vari settori della pastorale.

            Come vede la scuola in futuro?

Purtroppo quest’anno abbiamo dovuto sospendere il primo anno. Spero sia solo un incidente di percorso. Per il futuro spero di avere la scuola presente nella nostra diocesi con tutti e tre gli anni attivati. Mi aspetto anche che, chi transita nella scuola, possa contribuire a trovare quelle idee, quella dimensione, quell’informazione necessaria per lo sviluppo della scuola stessa. I corsisti, per me, non sono semplicemente dei destinatari di un percorso di formazione, ma sono delle risorse per la diocesi, per la parrocchia, per la scuola stessa

            Qualche soddisfazione?

Sono soddisfatto e contento della motivazione, della presenza, della fedeltà e dell’impegno delle persone che stanno frequentando la scuola.  Ci sono dei gruppi affiatati, che si vogliono bene e stanno volentieri assieme. Tutti lavorano con passione nonostante la fatica di leggere dei volumi  non indifferenti in vista degli esami. Vedo una  forte motivazione ed anche un riscontro, in termini di crescita personale, che le persone mi comunicano.

Si , sono proprio contento.