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Rassegna stampa / Articoli 2009 / Intervista al Vescovo

NOTIZIE DALLA SCUOLA DI TEOLOGIA

Dopo la lunga pausa pasquale, rieccoci qui a parlarvi della Scuola. A partire da oggi, vi presenteremo delle interviste che faremo sia ai docenti, per cercare di capire come loro vedonola Scuoladi Formazione Teologica e come vivono l’esperienza dell’insegnamento in questo tipo di scuola, sia agli studenti, per capire le problematiche di chi frequenta.

Oggi, però, vi proponiamo l’intervista che abbiamo fatto al Vescovo, Mons. Lucio Soravito.

Perché, secondo lei, è importante questa scuola?

Per dare ai cristiani in genere, e agli operatori pastorali in particolare, una più solida formazione cristiana, attraverso una conoscenza dei contenuti del messaggio cristiano; purtroppo, molti cristiani, hanno recepito tali contenuti solo quando erano bambini o ragazzi, perciò la loro conoscenza è filtrata attraverso l’esperienza di quella età; rimane quindi un’esperienza infantile, che è assolutamente impari a far si che l’adulto sia in grado di vivere in base ad una fede matura. Una conoscenza infantile non permette al cristiano di affrontare le sfide di una società multietnica e multi religiosa come quella di oggi. Quindi, la scuola di teologia diventa una delle modalità per aiutare un adulto a maturare la conoscenza dei contenuti di fede del messaggio cristiano.

Molte persone trovano la scuola troppo difficile, troppo impegnativa

Potrebbe aiutarci a capire

Penso si faccia confusione tra catechesi per adulti e teologia.

La catechesi per adulti ha lo scopo di conoscere i contenuti fondamentali della fede in stretto rapporto con i problemi della vita che uno vive, quindi è un approccio soggettivo a tali contenuti, dove viene privilegiato il soggetto, con le sue domande, i suoi interessi, le sue preoccupazioni, i suoi problemi.

La teologia, invece, è un approccio di tipo strettamente oggettivo che, direi, quasi  prescinde da quelli che possono essere i problemi di ciascuna persona, per conoscerela Verità e i contenuti della fede in se stessi.

Nella catechesi i contenuti della fede sono oggetto di una riflessione più blanda, meno impegnativa dal punto di vista intellettuale, per poter rispondere di più ai problemi della persona.

Ci sono molte lagnanze anche per il fatto che, alla  fine, il diploma non sia spendibile

Il problema fondamentale non deve essere il pezzo di carta che si riceve o il numero di esami che si devono fare; il problema fondamentale è che una persona abbia una conoscenza oggettiva dei contenuti della fede, per poter svolgere in maniera più consapevole, in parrocchia e nella vita, quei servizi che è chiamato a fare. Soprattutto se uno ha il compito di evangelizzatore o di catechista, e non parlo soltanto dei catechisti dei fanciulli, ma dei catechisti dei giovani e degli adulti, questa persona deve possedere necessariamente i contenuti del messaggio cristiano nella sua oggettività, non è sufficiente il saperlo correlare con i problemi, le attese e le urgenze delle persone. Così, se uno deve portare avanti una attività nel mondo delle comunicazioni sociali, nel mondo della politica, nel mondo della cultura. È importante che queste persone, se sono cristiane, abbiano una buona conoscenza anche dei contenuti della fede cristiana. Quando insegnavo alle superiori, ho conosciuto eccellenti insegnanti di lettere o di storia, perché laureati in quella disciplina, ma se si toccavano temi riguardanti la religione erano di un’ignoranza abissale. Io penso che un cristiano che lavori nel sociale o nella politica, debba conoscere e possedere questi contenuti, per non rischiare che la fede si riduca al fatto infantile, emotivo, marginale, e perciò sia vissuta in maniera muta, privata e invisibile. La fede deve essere vissuta alla luce del sole e deve essere integrata fortemente con la mia vita, con la cultura e la storia del luogo in cui vivo.

Che si potrebbe dire ad un parroco per promuovere la Scuola in una parrocchia?

Che non è sufficiente chiamare gli operatori pastorali. Una volta che, con discernimento, si sono individuate quelle persone che possono dare una mano, bisogna formarle: sul piano umano e spirituale sicuramente, ma poi occorre la formazione teologica. Per questo c’è una Scuola Di Formazione Teologica, e va sfruttata. Sarebbe un vero peccato che noi, pur avendone la possibilità, non riuscissimo a valorizzarla.

Studenti del terzo anno