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Rassegna stampa / Articoli 2009 / Intervista a don Giampietro Ziviani

NOTIZIE DALLA SCUOLA DI TEOLOGIA

 

La prima delle interviste fatte ai docenti della SFT che vi proponiamo, è a don Giampietro Ziviani, insegnante di Teologia Dogmatica al terzo anno, molto conosciuto anche per tutte le attività che svolge in Diocesi.

Com’è iniziata la sua collaborazione con questa scuola?

Appena tornato da Roma sono stato eletto direttore dell’ufficio catechistico e, siccome la scuola di formazione teologica era di competenza di tale ufficio, ero responsabile anche di questa. Nella realtà quotidiana era, però, don Lino Sacchetto che se ne occupava, perché io insegnavo anche alla facoltà di teologia di Padova. Abbiamo molto insistito affinché la scuola diventasse un organismo autonomo, con un sacerdote che avesse la possibilità di essere più presente e che ricevesse più attenzione anche dalla Diocesi.

Già allora avevamo abbozzato l’idea di rendere un po’ meno pesante il percorso teorico con l’introduzione dei laboratori pratici dove uno studente potesse fare un’esperienza diretta.

Si è lavorato molto anche per far sì che la scuola diventasse un percorso utile per gli operatori pastorali. Del resto, lo scopo è che le persone che lavorano nella comunità possano far crescere la comunità stessa.

Cosa nota di diverso tra gli studenti di questa scuola e quelli che frequentano la Facoltà?

Una cosa positiva che ho notato è che le persone che frequentano questa scuola hanno una grande motivazione. Non frequentano perché gli serve il diploma, ma si vede che c’è un vero interesse che si manifesta nelle domande che fanno, nel voler fare gli esami, nel constatare che tutti studiano. Nelle facoltà non sempre si hanno gruppi che dimostrano un tale interesse, l’atteggiamento è diverso.

Per contro,la Facoltàè frequentata da persone più giovani che non si portano dietro degli schemi mentali già costruiti e sono più aperti alle cose nuove. In un adulto, che ha già tutto un suo percorso d’esperienza, serve maggiore attenzione nell’inserire nuove chiavi di lettura.

Secondo lei perché la scuola è poco conosciuta o valorizzata nelle parrocchie?

Perché si dice di credere nel laicato ma poi non lo si traduce nella pratica. Personalmente troverei strategico risolvere i problemi sedendosi a tavolino, preti e laici assieme. É importante avere a che fare con persone preparate perché possono essere più sciolte, avere più autonomia. Non penso sia per cattiva volontà, è che non si riesce a vedere nella formazione un investimento a lungo termine.

Lei che crede nella scuola, cosa fa per pubblicizzarla?

Quando incontro le catechiste cerco sempre di convincerle a frequentare. La fatica più grande è far capire che è un percorso fattibile. Penso che sia più che altro un ostacolo psicologico, una sorta di indolenza, perché la scuola viene vista come un qualcosa di difficile e che impegna a lungo.

Noi studenti cosa possiamo fare per far conoscere la scuola?

Penso che la via migliore sia quella relazionale, trasmettere la propria esperienza. Forse si potrebbe portarne qualche frammento, legato all’immagine della scuola, nelle parrocchie, in modo da farla conoscere e far nascere il desiderio di frequentarla. Bisogna sbloccare l’inerzia e far crescere la curiosità

Lei cosa aggiungerebbe all’attuale percorso formativo?

Forse aggiungerei qualcosa di attuale. Penso a dei laboratori-seminari, da farsi dopo il terzo anno, quando una persona ha acquisito una certa preparazione, invitando persone competenti, per dibattere su temi scottanti, quali, ad esempio il  rapporto Chiesa –Islam, il tema del biologico, o sul fine vita . Sono argomenti di moda, lo so, ma se pensate a come vengono trattati dai media…..!!

Studenti del terzo anno