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Rassegna stampa / Articoli 2009 / Intervista a don Pierantonio Castello

NOTIZIE DALLA SCUOLA DI TEOLOGIA

Quella che oggi vi proponiamo è l’intervista a don Pierantonio Castello, docente di teologia nella nostra scuola e all’Istituto Superiore di Scienze Religiose a Ferrara.

-Potrebbe chiarire, a chi legge quest’articolo, la finalità del  corso di Morale?

Se una persona, come credente appartenente a una comunità cristiana o come appartenente alla società civile, è interessata a quello che succede, ad avere dei criteri di riferimento, ad avere una motivazione del proprio agire all’interno della complessità del nostro tempo, la TeologiaMoralesvolge proprio la funzione di come collegare  la propria fede o le proprie esigenze di inserimento, nei problemi del nostro tempo.

La Teologia Moraleha, infatti, la particolarità di congiungere quattro sguardi:

lo sguardo che viene dalla Rivelazione, lo sguardo che viene dal vissuto dei cristiani nel corso dei secoli, lo sguardo che viene dal Magistero e lo sguardo che deriva dall’osservazione di quanto oggi succede nel mondo. I primi tre sguardi possono rendere più approfondito il modo con cui affrontare, a livello personale e a livello di inserimento pubblico, le urgenze e le problematiche del nostro tempo. Riassumendo potremmo dire che, se a una persona sta a cuore il perché fare e il come fare,la Teologia Morale l’accompagna proprio nell’elaborare questo tipo di urgenza interiore.

-Il fatto che gli studenti della nostra scuola abbiano un’età media superiore a quella dell’ISSR, le ha creato delle difficoltà nell’insegnamento?

Per niente, anzi sono rimasto sorpreso dall’interesse, dall’entusiasmo e dalla partecipazione che avete dimostrato. L’unica difficoltà, se così la vogliamo definire, è il tempo limitato. Rispetto alla scuola di Teologia Superiore, posso dire che qui c’è più partecipazione, perché chi frequenta non lo fa in vista dell’insegnamento, non lo vive come un obbligo per poter maturare un curriculum, ma è un coinvolgimento a titolo gratuito.

-Aggiungerebbe qualche cosa al percorso scolastico?

Quello che manca al corso di Morale è un approfondimento tecnico, rigoroso, di un dato tema, che nasca da un confronto con i diversi modi di pensare di questo tempo. Viviamo in una società dove le stesse problematiche vengono affrontate con angolature diverse, a volte fortemente contrapposte. In questi ultimi anni si è molto evidenziato il tema della bioetica, ma anche nel campo del sociale ci sono differenze molto forti.

Il nostro è stato uno studio lineare dei testi, un lavoro da manuale, mancano degli incontri seminariali, su temi specifici, dove sia presente la conoscenza di visioni fortemente contrastanti, per poter acquisire una metodologia che ci permetta di capire quali  siano le coordinate che servono a studiare in profondità un determinato tema.

-Perché, secondo lei, la scuola è poco conosciuta nelle parrocchie?

Non so se sia la scuola poco conosciuta o se ci sia, invece, una situazione di addormentamento diffuso. Mi sembra che, di questi tempi, ci sia una certa opacità; si preferisce consumare risposte elaborate piuttosto che conoscere il processo di elaborazione.

Io ho molta fiducia nella SFT, la ritengo il fondamento della pastorale. Spero che quello che avviene di elaborazione durante i corsi trovi, poi, dei luoghi di amplificazione.

                                                                                                               Studenti del terzo anno