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Rassegna stampa / Articoli 2009 / Intervista al prof. Cesare de Santi

NOTIZIE DALLA SCUOLA DI TEOLOGIA

 

L’intervista di oggi è al professor Cesare De Santi, docente di Sacra Scrittura.

D- È la prima volta che lei insegna in una scuola strutturata come la nostra e che si trova davanti a degli studenti un po’ avanti negli anni, come valuta la sua esperienza?

Devo dire che sono rimasto molto stupito. L’interesse è stato molto più alto del previsto; anche i più anziani sono andati al di là delle aspettative e delle richieste. Il materiale consigliato per lo studio, in effetti, richiede molta energia, ma c’è la volontà e la voglia di studiare, anche in  chi ha poco tempo.

D- Nei corsi di S. Scrittura che abbiamo frequentato,la Bibbiaviene studiata in maniera un po’ diversa da come uno potrebbe aspettarsi, ci può spiegare il perché?

In genere, un cristiano sente parlare della Bibbia  al catechismo oppure in chiesa, che sono ambienti nei quali viene privilegiato l’aspetto teologico, cioè la Parola di Dio. C’è bisogno, però, anche del discorso strettamente scolastico, di recuperare, cioè, quello che è l’elemento culturale di base, per comprendere meglio. In Italia, uno studio della S. Scrittura così impostato, è possibile farlo solo nelle Università Teologiche, perciò ritengo che questi corsi, proposti dalla Scuola di Formazione Teologica, siano molto utili, perché accessibili a tutti.

D- Alle volte, però, le persone sono un po’ scosse da questa chiave di lettura.

Perché può sembrare che vengano messe in discussione delle verità di fede. Come dicevo prima, nel canale catechismo o predicazione ecclesiale, si privilegia l’idea della “ Verità Teologica”; ma non passa, perché non è di primaria importanza e non è di base, l’idea di ricerca storico-scientifica, l’idea di dati tradizionali e di dati storici, l’idea delle differenze. Questo è facilmente riscontrabile se si interroga una persona che non ha mai approfondito lo studio della S. Scrittura: ti dirà che ci sono quattro storie diverse, ma molto simili, su Gesù. Invece sono quattro punti di vista molto diversi su uno stesso problema storico. Il fatto che non si sappia che Matteo mi dà una visione di un fatto storico o di un concetto teologico molto diverso da  Giovanni, dovrebbe far pensare. Paradossalmente, ci sono più divisioni nel Nuovo Testamento che nel mondo ecclesiale di oggi.

Il mondo ecclesiale di oggi è un mondo molto uniformato, a questa uniformità ha contribuitola Liturgia.  Oggicome oggi, abbiamo una Liturgia Romana, e sopravvivono elementi diversi solo in rarissimi casi, come ad esempio il Rito Ambrosiano. Storicamente erano molto diverse, c’erala Liturgiadi Aquileia, di Barcellona, di Ratisbona, ecc. È un sistema culturale che ha portato a questo, che non vuol dire che sia sbagliato, però bisogna recuperare anche il resto. Se parliamo di cristiani Copti o di cristiani Etiopi sembra di parlare di alieni; invece sono cristiani come noi dal punto di vista della fede, con naturalmente anche alcune differenze.La SacraScritturapermette di recuperare anche questo.

D- Lo studio della S.Scrittura può aiutare a leggere questi tempi moderni in maniera diversa?

Certamente, perché aiuta ad entrare in modo più diretto, più dinamico, nel dibattito della contemporaneità. È un tipo di studio che, se da un verso può scandalizzare, perché porta a demolire  o a limitare nel contesto, quelle idee che abbiamo assorbito nell’infanzia, dall’altro lato porta a rivalutare bene il nocciolo duro del Vangelo, il Messaggio, che è sempre lo stesso. È uno studio che può aiutare nel discernimento. Inoltre, in questi tempi di pluralismo culturale e religioso, lo studio della Sacra Scrittura, recuperando quella che è stata la trasmissione del messaggio ebraico-cristiano in un contesto multiculturale come era allora, potrebbe aiutarci a relazionarci meglio con gli altri.

 

Studenti del terzo anno