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Rassegna stampa / Articoli 2011 / Intervista a don Antonio Chiereghin - prof. di Teologia pastorale

Oggi proponiamo l’intervista a don Antonio Chiereghin, parroco della Diocesi di Chioggia, insegnante di Teologia Pastorale nella nostra scuola.

D: Ci spiega in cosa consistela TeologiaPastorale?

La T.Pastoraleè il tentativo di leggere la vita della Chiesa in maniera Teologica, superando la semplicità di dire che va bene qualsiasi cosa, ma facendo in modo che la prassi pastorale venga riflettuta, venga discussa in base a dei criteri e poi venga riformulata la prassi grazie all’apporto della teologia. Cioè dalla prassi si passa alla teoria e dalla teoria nuovamente alla prassi.

D: Vista la sua esperienza di insegnante nelle SDFT, che idea si è fatto delle persone che le frequentano?

Quello che io ho potuto osservare è che chi frequenta ha una forte motivazione. Sono persone non estranee alla vita della Chiesa ma coinvolte in maniera intelligente, sono persone interessate che sono in ricerca.

D: Secondo lei, perché molte persone, dopo aver frequentato la scuola, non trovano più un inserimento nella propria parrocchia?

È un problema sul quale torno sempre anche nei miei corsi, è il discorso laici-sacerdoti; una corresponsabilità differenziata si mette in atto se c’è disponibilità da ambo le parti, altrimenti la questione diventa complicata. Noi sacerdoti facciamo fatica ad accettare che qualcuno inizi a saperne qualcosa sul nostro campo. Se noi preti riuscissimo ad accettare con umiltà di avere collaboratori preparati, sarebbe un gran dono per tutta la comunità.

D: Lei che crede e promuove questo modo di procedere, che risultati ha nella sua parrocchia?

Ci sto provando; qualcosa inizio a vedere. Ad esempio abbiamo appena concluso un’assemblea parrocchiale, che ha visto coinvolte 65 persone per tre sere, dove abbiamo discusso le scelte pastorali da fare. Abbiamo messo in atto una forma che fosse rispettosa del fatto che la responsabilità pastorale è del parroco ma al tempo stesso fosse frutto di un ragionarci assieme, di un discernimento.

D: Nel promuovere questa corresponsabilità, vede una maggiore partecipazione dei laici?

Come insegnante si; cioè dal punto di vista di chi parla, spiega, sviluppa tesi, le motiva , le propone, si vede la reazione positiva di chi ascolta e si sente interpellato e che, intervenendo, fa fare anche un passo avanti.

Dal punto di vista pastorale ci vogliono tempi più lunghi. Questo semplicemente perché la logica con cui si fanno le cose in una parrocchia è che il parroco fa tutto e più sei vicino al parroco più hai la possibilità di fare le tue cose. Questo modo di procedere è ben lontano da una logica di corresponsabilità. Comunione differenziata vuol dire che tutti abbiamo responsabilità sul tutto e poi ognuno ha delle specificità. Cioè il parroco non puoi sostituirlo con un padre di famiglia ma nemmeno il padre di famiglia può essere sostituito dal parroco.

D: Cosa vorrebbe dire a chi legge questo articolo?

La formazione dei laici non può che essere utile alle parrocchie e ai sacerdoti, e non solo per il fatto che il numero dei preti diminuirà.

Noi preti dobbiamo solo convertirci a questa cosa, dobbiamo investire nella formazione e nella competenza dei laici, anche in cose che di per sé una volta erano solo riservate a noi.

 

 

Articolo degli studenti della SDFT

Pubblicato su “La Settimana” del 6 / Febbraio /2011