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Rassegna stampa / Articoli 2011 / Raimon Panikkar: dialogo interreligioso

Continuano gli incontri del seminario aperto e permanente sui temi dell’intercultura e dell’ interreligiosità. Essendo questi argomenti alquanto complessi, si è posta la necessità di scegliere un autore cui fare riferimento, sia per individuare le sfide di cui diventare consapevoli che per avere indicazioni sulle vie di riflessione da seguire. Fra i vari autori possibili la nostra scelta è caduta su Raimon Panikkar perché, oltre che essere un  grande filosofo e teologo del nostro tempo, con la sua opera e con la testimonianza della sua vita ha tracciato un sentiero, una via per quanti cerchino un dialogo genuino con le altre religioni e culture.

Panikkar è nato a Barcellona nel 1918 da madre cattolica e da padre induista.

Si è laureato in filosofia, chimica e teologia. Nel 1946 è ordinato sacerdote cattolico.

Come filosofo è noto soprattutto per la sua trattazione sui generis dei temi cristologici e relativi al dialogo tra le religioni e le culture.

Sicuramente non è un pensatore convenzionale poiché infrange molti schemi, convenzioni e pregiudizi. La sua formazione intellettuale e  le sue origini indù e cristiane rappresentano un punto di incontro tra Oriente e Occidente. Da ciò, l'importanza del dialogo nel suo pensiero.

Per Panikkar un dialogo efficace non può nascere da un processo puramente meccanico o informativo, ma da quello che lui chiama “dialogo dialogico” che porta a riconoscere le differenze ma anche quanto si ha in comune, che spinge alla fine ad una mutua fecondazione.

Il dialogo non è un lusso per gli uomini, ma qualcosa di strettamente necessario, primo fra tutti il dialogo interreligioso. Non può essere un dialogo astratto, teorico, basato sulle credenze, ma un dialogo umano profondo, nel quale si cerca la collaborazione dell’altro per la mutua realizzazione, dal momento che la saggezza consiste nel sapere ascoltare.

Per Panikkar la religione non è un esperimento ma un’esperienza, non è una teoria ma un’esperienza di vita per mezzo della quale l’uomo partecipa all’avventura cosmica. Egli considera la varietà delle religioni come sentieri che, diversi e distanti in partenza, conducono verso l'unica cima,in prossimità della quale essi tendono ad unirsi. Il problema del pluralismo sorge quando si ha una incompatibilità tra visioni diverse del mondo e, allo stesso tempo, esse sono forzate a coesistere e a cercare la propria sopravvivenza. Il pluralismo inizia con il riconoscimento dell'altro, che ha in sé la propria identità. L'essere umano è un essere in relazione, e il pluralismo autentico si manifesta come scoperta dell'altro. Il pluralismo non significa riconoscere molti modi (pluralità) ma definire molte forme per ottenere lo stesso obiettivo.

Il suo pensiero non è da confondersi con un sincretismo religioso, Panikkar stesso considera il sincretismo come morte della ricchezza insita nella varietà delle esperienze religiose che riconosce essere una ricchezza fondamentale delle diverse culture umane.

Panikkar ha concluso il suo viaggio terreno a Tavertet, Catalogna, nell’agosto del 2010.

 

Articolo degli studenti della SDFT

Pubblicato su “La Settimana” del 3 /Aprile /2011