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Rassegna stampa / Articoli 2011 / Quaresima: DALLA CENERE ALL'ACQUA. Prof. G. Melzi

Riflessione del prof. G. Melzi, insegnante di Liturgia nella nostra scuola.

La quaresima inizia con un segno severo e con parole perentorie; ricevendo la cenere sul capo ci siamo sentiti dire: «Ricordati che sei polvere e polvere tornerai» o «Convertiti e credi al Vangelo!».

È stata forse svilita la dignità e la grandezza dell’uomo? Abbiamo forse iniziato un cammino di preparazione alla festa delle feste in modo così inappropriato?

Saremmo certamente superficiali se dovessimo pensarla in questi termini. L’antifona d’ingresso della celebrazione nella quale si pone questo segno dice tutt’altro: «Tu ami tutte le creature, Signore, e nulla disprezzi di ciò che hai creato; tu dimentichi i peccati di quanti si convertono e li perdoni, perché tu sei il Signore nostro Dio» (Sap 11,24-25.27).

È un segno antico quello dell’imposizione delle ceneri che si collocava nell’ambito della penitenza pubblica in vista della riconciliazione prima della festa della Pasqua, poi diventato memoria della fragilità e finitezza dell’uomo riscattata dal mistero pasquale di Cristo: «O Dio, che non vuoi la morte ma la conversione dei peccatori, ascolta benigno la nostra preghiera: benedici queste ceneri, che stiamo per imporre al nostro capo, riconoscendo che il prezioso corpo tornerà in polvere; l'esercizio della penitenza quaresimale ci ottenga il perdono dei peccati e una vita rinnovata a immagine del Signore risorto» (Rito dell’imposizione delle ceneri).

Urge pensare non tanto o solo alla finitezza della nostra esistenza terrena quanto alla possibilità di Dio di ricrearci e renderci uomini e donne nuovi proprio come accadde all’inizio della storia: «Il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente» (Gen 2,7).

Così il cammino dell’uomo nella sua esistenza terrena viene come riassunto ed espresso dal cammino quaresimale che compiamo seguendo l’Uomo nuovo per eccellenza, il Cristo: «Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme» (Lc 9,51). Percorso che quest’anno viene sostenuto da tre grandi quadri evangelici che la liturgia della Parola ci presenterà seguendo un filo conduttore di carattere battesimale: la donna di Samaria, il cieco nato e la resurrezione di Lazzaro.

Nell’ascolto della Parola e nei riti che l’accompagneranno riscopriremo il nostro battesimo e attraverso i simboli dell’acqua, della luce e della vita giungeremo alla celebrazione del solenne triduo pasquale che toccherà il suo vertice nella veglia pasquale, “la madre di tutte le veglie”.

È un cammino di rinnovamento, dunque, un cammino iniziato dalla cenere e diretto verso l’acqua del fonte battesimale.

 

Articolo degli studenti della SDFT

Pubblicato su “La Settimana” del 17 /Aprile /2011