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Rassegna stampa / Articoli 2011 / Intervento di don Damiano Furini, direttore della scuola diocesana di formazione teologica

Nel corso delle prossime settimane condivideremo con voi, lettori della Settimana, i lavori che si sono svolti durante il convegno Vivere da cristiani in un mondo che cambia” promosso dalla nostra SDFT. Le considerazioni e le riflessioni che sono emerse dagli interventi dei relatori si  possono condividere oppure no, ma sicuramente non ci lasciano indifferenti.

Iniziamo col proporvi la sintesi dell’intervento del direttore della scuola, don Damiano Furini, che ha introdotto ai lavori:

“Siamo giunti alla seconda edizione di questo momento: fare scuola di teologia non è solo accostarsi al sapere teologico, ma anche sviluppare una riflessione adulta e critica proprio a partire dai contenuti stessi della fede, in dialogo costante con la ragione e l’intelligenza umana. Il Papa stesso nei suo numerosi interventi in questi anni, invita i credenti ad accettare volentieri e con coraggio questo dialogo tra la fede e la ragione. “Siate sempre pronti a rispondere a quelli che vi chiedono spiegazioni della speranza che è in voi” (1Pt 3,15): è l’invito della Parola di Dio che abbiamo scelto quale metodo e stile di approccio allo studio delle varie discipline teologiche. Il cristiano di oggi è chiamato a misurarsi con il contesto e il mondo nel quale vive, accettando di offrire le ragioni che motivano la sua scelta di fede, non disgiunta certamente dalla testimonianza della vita che rimane la prima e più importante “apologia” del cristianesimo.

Il tema scelto per questo pomeriggio unitario di studio è: VIVERE DA CRISTIANI IN UN MONDO CHE CAMBIA. “Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono” (1Tess. 5,21).Si tratta di una riflessione a carattere etico-morale sulla vita del cristiano in un contesto odierno che assume sempre più le caratteristiche del mondo secolarizzato. Così si esprimono gli Orientamenti Pastorali dei Vescovi italiani per questo nuovo decennio: “Bisogna … conoscere e comprendere il mondo in cui viviamo, le sue attese, le sue aspirazioni e il suo carattere spesso drammatico», ci ha ricordato il Concilio Vaticano II, indicando pure il metodo: «Per svolgere questo compito, è dovere permanente della Chiesa di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo, così che, in modo adatto a ciascuna generazione, possa rispondere ai perenni interrogativi degli uomini sul senso della vita presente e futura e sulle loro relazioni reciproche». Tutto il popolo di Dio, dunque, con l’aiuto dello Spirito, ha il compito di esaminare ogni cosa e di tenere ciò che è buono (cfr 1Ts 5,21), riconoscendo i segni e i tempi dell’azione creatrice dello Spirito. Compiendo tale discernimento, la Chiesa si pone accanto a ogni uomo, condividendone gioie e speranze, tristezze e angosce e diventando così solidale con la storia del genere umano” (Educare alla vita buona del Vangelo). Gli interventi che seguiranno vogliono aiutarci in questa opera di discernimento cui non possiamo sottrarci. Discernere per capire, scegliere, mettere da parte ciò che non è buono è un’operazione che non è mai conclusa e che connota l’essere storico della Chiesa e di ogni cristiano che vive la dimensione dell’incarnazione della fede.”

 

Articolo degli studenti della SDFT

Pubblicato su “La Settimana” del 7 Maggio /2011