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Rassegna stampa / Articoli 2011 / QUALI VALORI MORALI, IN UN CONTESTO MULTICULTURALE E MULTIRELIGIOSO. Vescovo Lucio Soravito

Sintesi dell’intervento di S.E. Mons. Lucio Soravito al convegno Vivere da cristiani in un mondo che cambia promosso dalla SDFT

( vedi n° precedenti de La Settimana) sul tema: QUALI VALORI MORALI, IN UN CONTESTO MULTICULTURALE E MULTIRELIGIOSO?

Questi ultimi anni ci hanno messi davanti ad una preoccupante serie di fenomeni di devianza sociale e culturale, al punto che i sociologi parlano di crisi di civiltà.

I fenomeni di devianza cui mi riferisco sono: la denuzialità e la crisi della famiglia; la denatalità; la facilità con cui si distrugge la vita; la giustificazione di ogni azione in nome di una malintesa concezione della libertà; la difficoltà di dare un senso alla vita; la conflittualità politica.

Qual è la causa di fondo di questa crisi etica? È la pretesa dell’uomo di poter decidere da solo, di volta in volta, ciò che è bene e ciò che è male; in altre parole è il soggettivismo e il relativismo morale.

Oggi sono di moda i sondaggi di opinione; ma dal momento che l’opinione pubblica è mutevole, influenzabile, i valori della vita sono come i valori della borsa: ora sono in rialzo, ora in ribasso. Quali norme o leggi si deve dare la società? Quello che la gente decide di approvare. Così si legalizza il costume, anche quando degrada nei fenomeni negativi del divorzio o dell’aborto. E siccome per molti ciò che è legale diventa anche morale, la legge perde il suo valore di chiara e sicura segnaletica del bene. Così l’uomo non è più il pellegrino che va verso una meta sicura, ma un vagabondo senza orientamento e quindi senza futuro. Dobbiamo riconoscere allora che la radice vera della crisi etica della società contemporanea è l’ateismo, come già papa Paolo VI aveva scritto: “ La causa della crisi etica è l’ateismo pratico, ossia una concezione del mondo nella quale questo si spiega da sé, senza che ci sia bisogno di ricorrere a Dio, divenuto in tal modo superfluo ed ingombrante…In connessione con questo secolarismo ateo, ci vengono proposti tutti i giorni, sotto le forme più svariate, la civiltà dei consumi, l’edonismo elevato a valore supremo, la volontà di potere” (EN 55).

Di fronte al degrado etico e al fenomeno della criminalità, dobbiamo riconoscere che sono vere le parole ammonitrici di Paolo VI: “ Senza dubbio l’uomo può organizzare il pianeta Terra senza Dio; ma, senza Dio, egli non può alla fine che organizzarlo contro l’uomo” ( PP 42).

In questa situazione è necessario che riconosciamo i valori che danno senso alla vita e che ridiamo ad essi quei fondamenti che possono renderli stabili ed incrollabili, pur nel variare delle culture, nel cambiamento di civiltà indotto dalle trasformazioni sociali e culturali in atto e dalla realtà divenuta multietnica, multi culturale e multi religiosa.

Il primo valore da salvaguardare è il valore della vita. Noi cristiani affermiamo che la vita umana è “dono di Dio”, il quale si è riservato il diritto esclusivo sulla vita: “Non uccidere”. I genitori non creano la vita; soltanto la accendono come collaboratori di Dio creatore. Ed è vita eterna. La vita eterna non comincia quando l’uomo muore, ma quando viene concepito. L’essere umano ha il diritto alla vita in ogni fase del suo sviluppo, dal concepimento sino alla morte naturale.

Connesso al valore della vita è il valore della dignità inviolabile della persona umana: di ogni uomo e donna, a qualsiasi razza, etnia, cultura, lingua, religione appartenga. “La dignità personale costituisce il fondamento dell’eguaglianza di tutti gli uomini tra loro. Di qui l’assoluta inaccettabilità di tutte le svariate forme di discriminazione che continuano a dividere e a umiliare la famiglia umana, da quelle razziali ed economiche a quelle sociali e culturali” (ChL 37).

Unito con la dignità della persona è il valore della libertà e, in particolare, della libertà di coscienza. Il riconoscimento effettivo di questo diritto è tra i beni più alti e tra i doveri più gravi di ogni popolo che voglia assicurare il bene della persona e della società (cf. ChL 39).

Oggi questo valore è messo in crisi anche da un errato concetto di libertà, secondo cui si ritiene che “essere liberi significhi fare quello che si vuole”. Per noi cristiani la libertà consiste nel “poter fare quel bene che in coscienza si deve fare”. Ma come fa l’uomo a sapere ciò che è bene e ciò che male? Chi ne stabilisce i criteri? “ Solo Dio può rispondere alla domanda sul bene, perché egli è il Sommo Bene: interrogarsi sul bene significa, in ultima analisi, rivolgersi verso Dio” (VS 9).

Anche il valore dell’amore è oggi messo in discussione. La parola “ amore” è uno dei termini più usati nel nostro linguaggio, dandogli spesso significati diversi e perfino contrastanti.

Il rischio che spesso corriamo è quello di contrabbandare come “amore” quello che forse è solo un bisogno di gratificazione o di compensazione affettiva o un ricatto affettivo. Ancora una volta è Gesù Cristo che ci insegna cosa significhi amare davvero. Egli ci ha amati fino al punto di condividere la nostra condizione umana, fino a farsi carico della nostra povertà, fino a dare la sua vita per noi.

Un altro valore  in crisi è la famiglia fondata sul matrimonio. Di fronte a una cultura che tende a privatizzare, a svalutare e a destabilizzare sempre di più la famiglia, è necessario aiutare la famiglia a riscoprire quello che essa è: crocevia obbligato di molti problemi umani; da essa dipende in buona parte il futuro della persona e della società umana. La famiglia è cellula fondamentale della società: se muoiono le famiglie, muore il popolo da esse costituito.

Di fronte alla cultura capitalista, basata sui principi dell’arrivismo e del profitto, che creano sempre più divario fra chi è ricco e chi è povero, fra il forte e il debole, è urgente che ci educhiamo al valore della solidarietà.

Il Papa nella Sollicitudo rei sociali ci ricorda che la solidarietà “non è un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone vicine o lontane. Al contrario è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune, ossia per il bene di tutti e di ciascuno, perché tutti siamo veramente responsabili di tutti” ( SRS 38).Alla luce del magistero della Chiesa, siamo tutti invitati ad un esame di coscienza, ad interrogarci sull’uso individualistico dei beni, sull’evasione fiscale, sulle rivendicazioni corporative, sul tenore di vita, sull’essere solidali con chi vive situazioni di ingiustizia, sull’apertura verso gli immigrati. È questo che rende significativa la fede dentro la vita!

Un altro valore da riscoprire e da vivere è il senso cristiano del lavoro:

-Il lavoro è bene degno dell’uomo. Non è il tipo di lavoro che nobilita l’uomo, ma il fatto che chi lo compie è persona.

-Il lavoro serve prima di tutto per realizzare la dignità della persona.

-Il lavoro umano non è merce, che si vende e si compra; è attività umana libera e responsabile.

-va migliorata la qualità del lavoro: il lavoro è per l’uomo e non l’uomo per il lavoro.

Il lavoro è degno dell’uomo se è creativo,libero e responsabile; allora si evita il fenomeno della disaffezione al lavoro.

 

Articolo degli studenti della SDFT

Pubblicato su “La Settimana” del 24 Luglio 2011