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Rassegna stampa / Articoli 2010 / Intervento don Dante Bellinati - DA COSA SI DISTINGUE IL LAICO CRISTIANO

Continuiamo con la pubblicazione dei lavori che si sono svolti durante il convegno Quale laico oggi? promosso dalla nostra SDFT  diocesana (vedi la Settimana n° 15 e successivi).Oggi proponiamo la I parte della riflessione di don Dante Bellinati, responsabile dell’Ufficio Diocesano della Caritas, sul tema  Da che cosa si riconosce e che cosa distingue un laico cristiano da un laico impegnato?

 

Vi porto tre passaggi o sottolineature a ritroso nel tempo.

Oggi - Una chiesa pellegrina.

Stiamo vivendo la situazione di una “chiesa di popolo” che fa crepe. Per “chiesa di popolo” intendo una chiesa strutturata, organizzata, ben governata, attrezzata, con linee pastorali ben elaborate da studi, ricerche, convegni, sinodi, che però non ha in mano il popolo, le sue linee-guida non sono condivise e assunte. Non si tratta tanto di secolarizzazione, di abbandono, ma di situazioni concrete complesse da rendere difficile il rapporto tra fede e vita; la pastorale è svolta in un popolo di peccatori, fragili, deboli, psichicamente feriti, troppo tuffati nei molteplici messaggi di ogni giorno e ciò crea frattura tra chiesa e vita. La fede è diventata un fatto privato, come la scelta di una filosofia, di una convinzione politica, addirittura di un amore.

“Ama Dio e ama il prossimo”, diceva il comandamento. Ma già nel 1800 per Nietzsche Dio era morto. Dopo la morte di Dio, la morte del prossimo è la scomparsa della seconda relazione fondamentale dell’uomo. L’uomo cade in una fondamentale solitudine. E’ un orfano senza precedenti nella storia. Lo è in senso verticale — è morto il suo Genitore Celeste — ma anche in senso orizzontale: è morto chi gli stava vicino. E’ orfano dovunque volti lo sguardo. Circolarmente, questa è la conseguenza, ma anche la causa, del rifiutare gli occhi degli altri: “ In ogni società, guardare i morti causa turbamento” (L. Zoja, La morte del prossimo, Einaudi).

Il richiamo più urgente mi sembra la necessità di una “chiesa pellegrina e povera” tra la gente. Qui il ruolo dei laici è prioritario. La pastorale dei parroci è passata dalle campane ai campanelli, ma in casa non si trova più nessuno e alle volte manca anche il parroco che suoni il campanello.

Oggi, da che cosa si riconosce e che cosa distingue un laico cristiano? Il laico cristiano è colui che nel mondo va in cerca del fratello: il fratello prodigo che ha abbandonato la casa paterna ma vi ha lasciato il cuore e ne ha nostalgia ( e non solo per bisogno materiale ), e il fratello prodigo che è rimasto in casa ma senza il cuore e non si sa se lo ritroverà;  va in cerca del fratello perché la Chiesa, casa di tutti, possa parlargli del Padre.

 

Il Concilio Vaticano II. Una chiesa ponte.

C’è stata un’allerta profetica nel Concilio. Ci porteremmo troppo lontano se descrivessimo minuziosamente come la Chiesa cercò, durante il Concilio Vaticano II, di riavvicinarsi alla sua forma originaria e definire i fini che persegue l’apostolato dei laici e i campi nei quali si svolge. In questo contesto “popolo di Dio pellegrino” divenne una delle più importanti definizioni che la Chiesa diede di se stessa, un gruppo di vescovi trattò della povertà come forma fondamentale della Chiesa pellegrina. Anche se tutto ciò rimase completamente privo di conseguenze radicali. Mi limito ai titoli di indice che riguardano il nostro tema.

Fini che persegue l’apostolato dei laici sono l’evangelizzazione, il compito pre-missionario, l’animazione cristiana delle realtà temporali, l’azione caritativa.

Campi nei quali si svolge: le comunità ecclesiali, la famiglia e la gioventù, l’ambiente sociale e l’ordine nazionale e internazionale.

Secondo il Concilio, da che cosa si riconosce e che cosa distingue un laico cristiano? Il laico cristiano è colui che vive con passione e responsabilità la vita della comunità cristiana e con immersione convinta i problemi della comunità civile per essere ponte fra i due pilastri e così possa realizzarsi nel mondo il Regno, con un solo Dio e Signore.

Parola di Dio e magistero attuale. Una chiesa serva e testimone di carità sociale.

All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva.

Ama Dio e ama il prossimo, dice il comandamento. Nel mondo pretecnologico la vicinanza era vitale, ora domina la lontananza, il rapporto mediato e mediatico. Il comandamento si svuota perché non abbiamo più nessuno da amare.

Il “mandato” missionario di riportare i lontani in chiesa, va rovesciato: si tratta di cercare i dispersi lacerati da una sofferenza cui si assegna il nome di povertà, solitudine, nevrosi, e, attraverso una testimonianza di amore, ricostruire un rapporto umano di prossimità sul quale innestare anche un messaggio di fede.

Si evidenzia anche un compito politico.

Missione dei fedeli laici è promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune, cioè di configurare rettamente la vita sociale, rispettandone la legittima autonomia, cooperando con gli altri cittadini secondo le rispettive competenze e sotto la propria responsabilità. Anche se le espressioni specifiche della carità ecclesiale non possono mai confondersi con l’attività dello Stato, resta tuttavia vero che la carità deve animare l’intera esistenza dei fedeli laici e quindi anche la loro attività politica, vissuta come carità sociale .

Secondo La Parola di Dio e il magistero attuale, da che cosa si riconosce e che cosa distingue un laico cristiano? Il laico cristiano è colui che si fa servo e testimone dell’amore di Dio, che dona gratuitamente nella carità sociale quello che gratuitamente ha ricevuto, non per regnare ma per cambiare dal basso, dal territorio, dalle comunità locali. La sua dimora non è la protezione della città salda poiché, dal momento che il suo Maestro “ha patito fuori dalle mura della città”, così anch’egli è chiamato ad “uscire dall’accampamento per andare incontro a lui” (Eb 13,13). I cristiani non possono fissare la loro dimora con gli altri, ma — come afferma la prima lettera di Pietro — accanto agli altri (nella paroikìa), ossia nella “dispersione” (1Pt 1,1), al modo di “stranieri e pellegrini” (1Pt 2,11) in questo mondo orientato in tutt’altra direzione (cfr La Rivista del clero italiano, 1/2010).

Per concludere, mi faccio io una domanda: Il Sinodo diocesano quale figura di laico ci sta proponendo? Certamente un laico ponte tra la chiesa e il mondo come ci indica il Concilio; con fatica un laico servo e testimone dell’amore di Dio nella carità sociale secondo la Parola di Dio e un magistero un po’ confuso; non vedo ancora chiaro il ritratto di un laico pellegrino che va in cerca del fratello prodigo come mi suggerirebbe l’oggi della Chiesa.

 

 

Articolo degli studenti della SDFT

Pubblicato su “La Settimana” del 30/ Maggio/2010